Vi spiego: la pallavolo brasiliana, negli ultimi 40 anni, non ha conosciuto crisi finanziarie, difficoltà, depressione o tracollo.
Nel 1980 arrivavano Bernard con la battuta “Jornada nas Estrelas”, Renan con il servizio in viaggio verso il fondo del mare, Montanaro, Bernardinho, William, ecc.; “inaugurando” in Brasile una nuova era, quella della pallavolo.
Migliaia di persone, come me, andarono nei campi per cercare questo “nuovo” sport, dato che il calcio occupava nettamente il primo posto.
Fummo vicecampioni olimpici, e quella generazione fu conosciuta, ingiustamente, come la Generazione d’Argento; dico ingiustamente perché senza la Generazione d’Argento non sarebbero esistite le successive, cioè senza Pelé non sarebbero esistiti Ronaldinho, Romário e altri.
Il presentatore sportivo Luciano do Valle divenne noto come “Luciano della Pallavolo”, contribuendo a far crescere ancora di più questo sport in Brasile.
Poi arrivarono Giovanni, Maurício, Tande, Zé Roberto, ecc. e giunse la Medaglia d’Oro Olimpica, la prima per il Brasile negli sport di squadra.
Del resto, il creatore delle Olimpiadi, il barone de Coubertin, disse: “L’unico perdente in una competizione è colui che non ha provato; tutti quelli che hanno provato sono vincitori”
Tornando alla pallavolo, nacque la pallavolo da spiaggia con il forte sostegno del Banco do Brasil e la crescita fu meteoritica.
Fummo campioni olimpici diverse volte, con Jaqueline e Sandra; Ricardo e Emanuel; Alison Cerutti e Bruno Schmidt; e Ana Patrícia e Duda.
Gli investimenti aumentarono, i giocatori indoor e da spiaggia cominciarono a guadagnare ottimi stipendi, a condurre vite confortevoli e divennero stelle in pubblicità in TV e su internet.
Ho avuto l’opportunità di giocare un Campionato Brasiliano Giovanile a Ilhéus, con Paulão e Paulo Emílio, dove siamo stati campioni, però in modo amatoriale, senza sponsor e senza guadagni, solo per passione per lo sport. Paulão e Paulo Emílio arrivarono a essere vicecampioni mondiali di pallavolo da spiaggia a Copacabana contro Smith e Stoklos, noti come i Re della Spiaggia negli USA.
Se tracciamo una linea della pallavolo dal 1970 al 2026, sale come un razzo ad alta potenza.
Nessun altro sport, nessun’altra azienda in Brasile o nel mondo è cresciuta così tanto, senza momenti di oscillazione, vedendo il proprio business attraversare difficoltà, anche se temporanee.
Quale lezione ne traiamo? La pallavolo è stata gestita molto bene in tutti questi anni: è passata da sport sconosciuto e senza risorse a uno sport con cifre milionarie, in costante crescita, con modifiche alle regole del gioco per rendere le partite più emozionanti, gestione professionale, creazione di canali pay TV come Sportv ed ESPN, tra gli altri.
Per questo le aziende devono imparare dalla crescita della pallavolo, trarne insegnamenti per il proprio business, pensare a lungo termine e credere in ciò che stanno facendo.
Concludo dicendo: dobbiamo giocare più a pallavolo.



